La posizione ed il clima temperato favorirono per secoli la coltivazione di ulivi, viti e alberi da frutta che, con altre attività agricole e di alpeggio, costituirono per lungo tempo le principali fonti di sostentamento di un popolo contadino semplice e laborioso.

Gli innumerevoli affreschi votivi, disseminati sui vecchi muri del centro storico e nelle piccole cappelle erette lungo i sentieri che portavano verso i campi e gli alpeggi, sono ancora oggi a testimoniare l'antica devozione di questa gente umile e laboriosa. Gran parte di questi dipinti è databile tra la fine del '700 e l'inizio del '900.
Il forte sentimento religioso della popolazione si è particolarmente manifestato nella venerazione della Madonna della Purificazione (la Candelora), patrona di Massino, cui è dedicata la chiesa parrocchiale, e della Madonna della Cintura la cui festa richiamava un tempo sul monte San Salvatore, oltre ai massinesi, anche pellegrini che giungevano a piedi da tutto il Vergante e dalle località limitrofe.
Particolarmente suggestive le tradizionali processioni religiose che si svolgono ancora in occasione delle due festività e la presentazione delle “offerte” consistenti nei prodotti del lavoro e della terra e il loro “incanto” sul sagrato.

Nel corso dell’Ottocento, molti massinesi e abitanti del Vergante, praticavano il duro mestiere dell’ombrellaio ambulante, girando nella buona stagione tra casolari e città a riparare e vendere ombrelli e parasole. Questi intrepidi pionieri, che si chiamavano “lüsciatt” nel tipico gergo “tarüsc” che caratterizzava il loro mestiere e la loro origine,  sin dalla più tenera età, lasciavano la famiglia e venivano ingaggiati per iniziare l’apprendistato.
Alcuni fecero fortuna, aprendo negozi e botteghe artigianali in varie località, in Italia e all’estero, ed ancor oggi i loro discendenti, seppur in forme più moderne, ne continuano l’attività in ambito industriale e commerciale. Massino Visconti li ricorda tutti con il monumento all’ombrellaio d’Italia, realizzato nel 1972 dallo scultore Luigi Canuto.

Formaggi locali
Edicola votiva
Un alpeggio
Ovini al pascolo
all’alpe Baraggia
Il monumento all’ombrellaio
La banda sul sagrato
La Candelora e la Madonna della cintura